Su "marca" è "mercato".
Nella paleolinguistica si è cercato il punto di contatto tra la radice germanica di marca e quella italica di mercato in un'unica matrice indoeuropea.
L’idea ruota attorno alla radice mer (o nella sua variante estesa merg), che porta con sé il significato primordiale di "delimitare dividendo".
Dalla radice merg (confine, margine) deriva il germanico markō.
In questo senso, la "marca" è la linea che divide un territorio da un altro, cioè dividere lo spazio per definire il possesso.
Dalla stessa radice mer (assegnare, dividere una parte) deriva il latino merx (merce).
Qui il concetto di divisione non è spaziale ma distributivo: la merce è la porzione di beni che viene assegnata o scambiata, cioè dividere i beni per permetterne il commercio.
L'ipotesi di collegamento suggerisce che il mercato non sia solo l'atto di scambiare ma derivi dal luogo fisico (il mercatus) che originariamente era una zona franca delimitata.
Secondo questa visione, il concetto di "delimitare un bordo" e quello di "distribuire parti di cibo o oggetti" finiscono per sovrapporsi nell'atto primordiale del baratto ai confini del territorio.
Sebbene per un linguista classico restino due percorsi etimologici separati, entrambi i termini descrivono l'azione di tracciare una linea (sia essa un confine geografico o la divisione di un carico di merci).
Un po' come nella comunicazione di marketing si è voluto tracciare la linea di confine che separa le attività che agiscono sulla domanda (above-the-lineo ATL) da quelle che agiscono sull'offerta (below-the-line o BTL).
Quando parliamo di brand o di market(ing), mi piace pensare che, almeno nella nostra meravigliosa lingua italiana, i due termini (marca e mercato) abbiano radici comuni.

